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Dokument Maria Luigia Galzigna an Kaiserin Elisabeth
Rab, 23. Mai 1854
Signatur Staatliches Gebietsarchiv Leitmeritz, Zweigstelle Tetschen-Bodenbach
Familienarchiv Thun-Hohenstein, Linie Tetschen, Nachlass Leo Thun
A3 XXI D320
Regest

Die Äbtissin des Benediktinerinnenklosters auf der Insel Rab in Dalmatien, Maria Luigia Galzigna, bittet Kaiserin Elisabeth um eine Unterstützung, damit am Kloster notwendige Renovierungsarbeiten vorgenommen werden können. Die Äbtissin verspricht, dass ihre Schwestern für sie beten werden.

Beilagen, Anmerkungen

Italienisch.

Das Schreiben befindet sich im Nachlass gemeinsam mit zehn weiteren Majestätsgesuchen unter der Signatur A3 XXI D320.

Schlagwörter
Transkription und Kodierung Dieses Dokument wurde von Christof Aichner und Tanja Kraler transkribiert und nach XML/TEI kodiert.
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Transkription

    Pietosissima Imperatrice!

    Fin dall’anno 1839 sono tuttora pendenti due esenziali pertrattazioni che riguardano questo povero Convento di Suore Benedittine nel Capoluogo dell’Isola di Arbe [Rab] in Dalmazia.
    L’uno aveva per iscopo il ristauro del cadente edifizio del Monastero, l’altro l’assembramento di tutti quei beni che appartenevano ad altro convento di Monache Benedittine, sopresso dal preesistito Governo Francese, i quali beni sono attualmente ancora invenduti e si attrovano in pubblico potere.
    Relativamente al ristauro del Convento la vivente Pia Imperatrice che Vi precedette supplicata da questo Religioso Istituto, s’interpose presso l’Augusto Suo Sposo per l’esaudimento e ben presto ne ottenne il deliberato mediante Aulico Decreto 24. Novembre 1846 No. 38685/4320, ma le successive politiche insorgenze ne paralizzarono l’efficacia, e ne ritardarono l’esecuzione in modo, che tutto giorno se ne attende ancora l’effetto. Ed il miserabile edifizio monesterile minaccia sempre più crollo e rovina.
    La supplicazione avvanzata per l’assembramento dei beni come sopra venne rimandata da prima con avvertimento dell’Aulico Dicastero 29. Gennajo 1840 No. 1220, che non occupandosi le monache nell’educazione ed istruzione della gioventù, non hanno diritto a pubblici sovvegni. In seguito però dopo essersi rassegnate valevoli dilucidazioni e fatto conoscere che i fondi suddetti erano devoluti unicamente ed esclusivamente all’Istituto Benedittino, e dopo essersi fatta dichiarazione che le Monache di questo Convento sono pronte ad assumersi l’incarico dell’istruzione, ed hanno a tal uopo eretto a loro spese il locale rispettivo scolastico, ove viene già da gran tempo impartita istruzione elementare femminile da persone secolare pagate dalla Comune, siffatta supplica non ebbe l’infelice esito della precedente, ma non ebbe ne meno ancora evasione alcuna, né si sa ove riposi.
    Tanto l’una che l’altra della avvanzate domande sono troppo interessanti e vitali pel ben essere, anzi per la sussistenza di questo convento. La prima fu esaudita man non mandata ad effetto. La seconda trattandosi di non portare danno a chi che sia colla concentrazione di quelli e di beni devoluti unicamente: all’ordine Benedittino; e trattandosi per ultimo che questo Convento con proprii individui si assumerebbe gratuitamente l’obbligo dell’istruzione ottenendoli, meriterebbe egualmente un benigno riflesso ed esaudimento.
    Il nome di Vostra Maestà o piissima Imperatrice suona da un punto all’altro del Vostro Impero sul labbro dei fedelissimi Vostri Sudditi per le immense beneficenze colle quali Vi siete compiaciuta di aprire il glorioso regime Vostro, e le quali erano il fregio più splendido che Vi decorava nel santissimo giorno in cui Vi uniste in isposa all’Augustissimo Nostro Regnante Francesco Giuseppe I.
    Fate o pietosissima Madre de’ poveri che la benefica Vostra mano si estenda sopra questo povero Asilo di Suore Benedittine, che sperano unicamente in Voi, ciò che dall’Augusta Imperatrice che Vi precedette aveano in parte ottenute, ma non vi fu giammai effettuate.
    Segregate dal Mondo, abbandonate in questo isolato ritiro, non hanno queste Suore infelici alcun appoggio che quello dell’orazione.
    Accogliete o Pietosissima Imperatrice le umili loro orazioni. Permettete che Vi scielgano a loro Avvocata ed il loro appoggio sarà solido, ed esaudito saranno i loro voti.
    Esaudisca il Cielo quelli che ogni giorno innalzano per la Vostra felicità, e per quella dell’Augustissimo Vostro Sposo.

    Arbe, 23. Maggio 1854

    Maria Luigia Galzigna Abbadessa